Trekking nel gelo

Divertimento e sicurezza anche in condizioni estreme

L’attività invernale di Trekkinginside si svolge principalmente in Appennino, per ragioni logistiche ed organizzative.
Accade a volte di trovare condizioni ambientali a dir poco splendide, come nel caso del nostro trekking sul Monte Rama, ad inizio anno, assenza di vento e sole tiepido.
Più sovente però, ciò che si incontra nell’ambiente appenninico invernale, mette a dura prova l’escursionista.
Per vivere un trekking di successo anche in tali condizioni, l’improvvisazione va lasciata da parte: occorre preparazione fisica e motivazionale, conoscenze tecniche ed una cultura dei percorsi che si vanno ad affrontare.

Ne abbiamo avuto prova lampante nelle due nostre recentissime uscite: la ciaspolata sul Monte Ebro, in Val Borbera, e la salita a Punta Martin, in Liguria.
Condizioni davvero complesse dal punto di vista del vento e della temperatura, nel primo caso, e della visibilità, nel secondo.
Ecco alcuni nostri personali consigli perché un trekking possa rimanere nella memoria e non trasformarsi in un’esperienza da dimenticare.

La preparazione fisica
Concetto fondamentale già in condizioni estive, a maggior ragione in quelle invernali.
Il camminare richiede costanza, abitudine, conoscenza dei propri limiti, non rimanere emarginato al solo trekking domenicale.
Noi la definiamo “cultura del camminare”, un’approccio mentale che rende tale gesto naturale, come fu per l’uomo primitivo.
Le condizioni di temperatura e meteo avverso amplificano questo fattore: in tali frangenti il consumo calorico è superiore, vuoi per la necessità del nostro organismo di mantenere una temperatura corporea costante, vuoi per il maggior stress che si viene a creare.
Per quanto riguarda l’alimentazione, dopo una buona colazione prima della partenza è consigliabile diluire il pasto in piccoli e frequenti spuntini; in tal modo il bilancio energetico rimane costante, a favore della prestazione e della nostra salute.

La preparazione tecnica
Il saper camminare correttamente è supportato anche da fattori e conoscenze tecniche.
Indispensabili le informazioni sul percorso, lunghezza ed eventuali variabili in caso di maltempo.

Il corretto uso delle ciaspole o dei ramponcini da escursionismo, costituisce spesso un fattore imprescindibile.
L’abbigliamento poi, gioca un ruolo fondamentale: se in estate lo spazio all’improvvisazione è consentito, in inverno i margini si riducono drasticamente.
Dando per scontato l’uso di calzature calde ed idrorepellenti, anche il resto dell’equipaggiamento va curato con attenzione.
Gli enormi progressi tecnologici nel settore ci vengono ampiamente in soccorso, materiali innovativi, leggeri, traspiranti e protettivi.
Da evidenziare una oramai consolidata tendenza alla stratificazione: da preferire ad esempio tre maglie di peso crescente ad un unico pile pesante, calzamaglia abbinata a pantaloni antivento rispetto a un paio troppo caldo.
Per i più freddolosi esistono anche in commercio calze e guanti riscaldati molto performanti, passamontagna e berretti di ogni tipo, prezzo e prestazione.
La protezione della testa è importantissima, costituendo il maggior veicolo di evacuazione del calore corporeo, nella stagione fredda ogni singolo grado centigrado trattenuto può risultare basilare.

In conclusione, la parola chiave, come in tutte le attività della nostra vita, è BUONSENSO…il trekking si impara, non si improvvisa, l’esperienza si allena giorno dopo giorno, non si acquista nei negozi.

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4 Comments

  1. Grande Fede! Chiarissimo ed esaustivo…almeno se c’è qualcuno non tanto in bolla (come noi) che, pur vedendo le foto dell’articolo, decide di andare a fare un trekking in Appennino d’inverno in una giornata come quelle, lasciando il calduccio e la tranquillità di casa, sa come deve attrezzarsi e comportarsi

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