Il Faggio

Meraviglia in Appennino

Spesso mi accade di camminare nelle mie valli appenniniche ed osservare quel miracolo.
E’ un incontro speciale, che avviene a partire dai mille metri di quota, un incontro che riempie di energia e di speranza, che stimola la riflessione e la gratitudine verso Madre Natura: quello con il Faggio.

E’ l’albero che rappresenta il simbolo del nostro Appennino, le faggete sono autentici musei a cielo aperto; nelle Valli Borbera, Curone, Trebbia, Staffora, camminare dentro questi meravigliosi boschi, rappresenta un’esperienza straordinaria e alla portata di tutti.
Non è però alla portata di tutti cogliere il segnale che il Faggio ci manda.

Una creatura straordinaria: come detto, trova il suo habitat sopra i mille metri di quota, resistente al freddo, al vento, ad ogni tipo di rigore invernale, simbolo di continuità e di forza, sfidando lo scorrere dei secoli.
Il suo aspetto austero, la sua pulizia, la solidità del suo tronco, le sue trasformazioni stagionali, che lasciano la sua bellezza immutata.

Il Faggio è territoriale, non ammette intrusioni, bellezza, ordine, rigore…queste sono le caratteristiche che colpiscono quando si entra nel suo bosco; poche erbacce, pochi rami spezzati, pochi estranei.
Lui ci accoglie con discrezione, pretende il nostro rispetto, l’atmosfera percepita ci spinge ad attraversarlo in silenzio, in un contesto quasi “liturgico”.

In autunno poi, un tappeto di foglie di uno spessore quasi irreale ci accoglie, morbida preparazione per l’inverno, in attesa di una primavera dai colori quasi fiabeschi.
La verticalità, è questa caratteristica che maggiormente colpisce del Faggio, un legame ideale fra cielo e terra, una proiezione evidente e tangibile.

Molti sono soliti abbracciare questi alberi, quasi a voler assorbire la loro forza, la loro energia.
Nel mio caso, quando mi accade di incontrarne uno particolarmente alto e diritto, i miei passi si interrompono per osservarlo con rispetto, dalle radici fino alla cima, che a volte sembra quasi scomparire nel cielo.
Si potrebbe pensare forse ad una metafora della vita: una continua crescita, una continua ricerca, una proiezione verticale verso qualcosa, che a tratti appare poco definito; sicuramente la metafora della MIA vita.

Un bene prezioso, da conservare, da ammirare, da respirare…per tutti coloro che hanno la fortuna ed il privilegio di vedere tutto ciò nel Faggio e nella Natura.

 

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2 Comments

  1. incredibile come i boschi di faggio risultino quasi sempre puliti, poche erbacce infestanti e altri estranei. Sembra di entrare in un mondo a parte, dove i faggi sono colonne portanti di un tetto, fatto di foglie e rami, che ci protegge

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